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Organo innovativo o costoso giocattolo?

di Federico Borsari
(Credit Photo: www.mascioni-organs.com)

 Organo Mascioni Parigi Nei venticinque anni di esistenza di questo sito abbiamo sempre rivolto un occhio attento verso le novità tecnologiche che hanno caratterizzato -e caratterizzano tuttora- la storia dell'evoluzione dell'arte organaria. In effetti, vista la velocità con cui procedono le evoluzioni della tecnologia digitale, anche le tecniche organarie si sono "aggiornate" e presentano alcuni aspetti assolutamente interessanti che solamente una ventina d'anni fa non erano neppure ipotizzabili.
A parte la grande fetta di organari che preferiscono mantenere le tradizioni che hanno caratterizzato l'organo nel corso dei secoli, negli ultimi decenni ci sono state case organarie che hanno cercato di implementare nella tecnica organaria "tradizionale" anche le più attuali tecnologie, raggiungendo risultanti talora soddisfacenti, talora molto meno performanti; d'altra parte ogni periodo di sperimentazione ha i suoi aspetti positivi e negativi e se l'arte organaria del ventunesimo secolo è ricca di caratteristiche assai "intriganti" che le consentono di godere di una vitalità che altri settori non presentano, ciò è frutto di secoli di evoluzione, progettazione, tentativi, esperimenti riusciti e fallimenti che costituiscono una storia che ritroviamo tutta sempre ben presente quando ci accostiamo alla consolle di un organo, antico o moderno che esso sia.
Come dicevamo, abbiamo sempre trattato con interesse le evoluzioni dell'organo contemporaneo. Abbiamo trattato la "Trasmissione Proporzionale" (in questa pagina), gli "Organi Virtuali" (in questa e quest'altra) ed alcuni nuovi strumenti (qui e qui) che ci sono parsi significativi dell'applicazione di nuove tecnologie all'organo nell'ottica di un progresso che, anche se non sempre applicato nel modo più appropriato, non si ferma e non si può -e non si deve- fermare.
Lo spunto per la trattazione di oggi ci viene da un nuovo organo "da studio" che Mascioni ha realizzato per la "Cité de la Musique" di Parigi, strumento che presenta molte novità, alcune delle quali assai interessanti.
Come tutti sanno, nelle due sale da concerto di questo prestigioso complesso auditoriale parigino esistono due strumenti di grande valore e prestigio; uno (sistemato nella sala "Amphitheatre") ricalca le caratteristiche dell'organaria germanica classica, è stato realizzato da Dupont nel 1995 e conta due tastiere e pedaliera su 29 registri nominali (40 reali) mentre l'altro (installato della sala "Philarmonie 1") è un grande organo di stile francese-eclettico costruito da Rieger nel 2015 e che conta 91 registri nominali (115 reali) su quattro tastiere. Quello che pochi sanno è che nella "Cité de la Musique" esistono anche altri tre organi "da studio" (di cui due con due tastiere e pedaliera) sistemati in altrettante "sale prova"; il primo -costruito da Blumenrœder- è in stile germanico classico, il secondo (costruito da Meier-Venegoni) ricalca le caratteristiche dell'organo romantico francese mentre il terzo -e più recente- è lo strumento di cui parleremo oggi, realizzato recentissimamente da Mascioni (ma assemblato, intonato ed accordato in loco da Toussaint). Tutti questi tre organi vengono utilizzati dagli allievi del Conservatoire National Supérieur de Musique, che qui effettuano le lezioni di perfezionamento, comprese quelle in "Improvvisazione". Ed è specificatamente per gli allievi di questo corso che Mascioni ha realizzato questo strumento inserendovi diverse novità che se da una parte possono accendere -e di molto- la fantasia degli appassionati, dall'altra possono suscitare alcune perplessità.
Bisogna dire che il progetto di questo strumento lo si deve ad Olivier Latry e Michel Bouvard, che hanno ipotizzato uno strumento che possa comprendere tutte (ed anche qualcuna in più) le possibilità espressive, foniche e timbriche necessarie (a loro dire) per esaltare l'arte dell'improvvisazione.
A prima vista, quest'organo apparrebbe come un normale e moderno tre tastiere che conterebbe 48 registri nominali (12 alla prima, 12 alla seconda, 12 alla terza e 12 al Pedale) ma che, in effetti, di registri reali ne conta solo tredici, alcuni dei quali di tessitura molto estesa (anche due-tre ottave in più rispetto alla normale estensione) da cui prendono origine anche tutti gli altri. La caratteristica principale di questo strumento è che tutti i suoi registri sono chiusi in cassa espressiva, anzi in due casse espressive racchiuse una dentro l'altra. Per chiarire: dentro alla prima cassa espressiva sono racchiusi 4 registri (Bordone 16-8, Montre 8, Prestant 4-2 ed il Ripieno di 3 file) nonchè la seconda cassa espressiva, entro la quale sono chiusi gli altri 9 registri. Abbiamo già parlato in passato di strumenti in cui l'utilizzo delle casse espressive esula dai canoni tradizionali, soprattutto francesi, secondo cui è il "Récit" ad essere "espressivo"; in effetti, soprattutto per ciò che riguarda i più recenti strumenti delle sale da concerto (compreso il Rieger della Philarmonie 1), la necessità di rendere "espressive" quasi tutte le sezioni foniche ha fatto si che praticamente tutti i corpi d'organo vengano chiusi in cassa espressiva, così come sono ormai decenni che l'organaria britannica e statunitense prevede che tutti i corpi d'organo -escluso solo il "Great" e le "Horizontal Trumpets"- siano espressivi. La soluzione presentata da Mascioni in questo strumento è, se possibile, assai più "dinamica" poichè la presenza di casse espressive emboitées una dentro l'altra ed essendo le canne dei registri reali azionabili da tutte le tastiere attraverso la grande varietà di registri derivati moltiplica a dismisura le possibilità espressive di tutto lo strumento.
Un'altra "novità" (se così possiamo definirla) di questo organo è la ricomparsa (erano presenti sui più grandi organi elettrici europei del Primo Novecento ma con il ritorno al sistema meccanico erano state, per impossibilità di utilizzo, messe da parte) degli Accoppiamenti in ogni tessitura e di ogni genere possibile. In questo strumento sono quindi disponibili ventiquattro sistemi di accoppiamento fissi tra le tastiere e tra tastiere e pedaliera in tutte le tessiture "classiche" possibili (Unisono, Subottava e Superottava) ma, ovviamente, non finisce qui poichè a questi accoppiamenti "classici" se ne aggiungono anche altri quattro "Programmabili" la cui caratteristica è quella di poter accoppiare qualsiasi tastiera (e la pedaliera) con un'altra tastiera all'altezza voluta (ad esempio, si può unire la prima tastiera alla terza tastiera facendo suonare qualsiasi nota di quest'ultima) e, per buona misura, questi accoppiamenti consentono di "moltiplicare" le note della tastiera accoppiata. Per fare un altro esempio, si può accoppiare la prima tastiera alla terza e fare in modo che per ogni nota suonata sulla prima tastiera ne vengano suonate due, tre, quattro (fino ad un massimo di sette) sulla terza.
Ma le sorprese nell'utilizzo degli Accoppiamenti non si fermano qui. In effetti, in quest'organo sono presenti un paio di accorgimenti "speciali". Il primo fa in modo che sulla tastiera accoppiata venga suonata solo la nota più alta (acuta). Il secondo, invece, pur funzionando come un accoppiamento "normale", fa in modo che le note suonate sulla tastiera accoppiata vengano subito rilasciate generando un effetto di "pizzicato".
A queste "novità" si aggiungono poi un paio di altre "utilities" abbastanza particolari anche se non proprio nuovissime (erano già infatti presenti nei Wurlitzer da teatro americani degli Anni Quaranta del secolo scorso). La prima è la possibilità di "note tenute", che consente di premere uno o più tasti di una tastiera e di rilasciarli senza che le note smettano di suonare fino a che non vengono premuti altri tasti. La seconda è simile alla prima con la differenza che se si premono nuove note queste si aggiungono alle precedenti rimanendo attive. Queste due possibilità aiutano molto nell'interpretazione di alcuni brani della letteratura organistica contemporanea in cui sono richiesti, ad esempio, clusters tenuti per molto tempo ma aprono la strada anche a discrete interessanti possibilità di nuove formule espressive e musicali.
Un'altra particolarità di quest'organo è la possibilità di "programmare" il tempo di ritardo del suono delle canne rispetto alla pressione dei tasti (in termini tecnici si parla di "latenza"); secondo i progettisti questo accorgimento dovrebbe "allenare" gli organisti a confrontarsi con i fenomeni di ritardo che si verificano nelle grandi chiese quando la consolle è lontana dai corpi d'organo. Abbiamo già parlato di questo fenomeno in una nostra pagina (precisamente qui) ed in quell'occasione avevamo anche fornito qualche dato che riassumiamo qui di seguito: per avere un ritardo di un secondo occorre che (in condizioni di temperatura ed umidità stabili) tra la consolle ed il corpo d'organo ci siano 343 metri e 40 centimetri e, sappiamo, la chiesa più "lunga" del Mondo (Basilica di S.Pietro in Vaticano) di metri ne misura solo 186,36, quindi -ammesso che la consolle stia sotto la Gloria del Bernini e l'organo in controfacciata- il ritardo sarebbe di circa mezzo secondo. Stando ai calcoli effettuati da chi di acustica se ne intende, è stato stabilito che se la consolle dista dall'organo dieci metri il ritardo è di circa trenta millisecondi, se i metri sono venti i millisecondi sono 58 e ad una distanza di trenta metri (caso rarissimo) corrisponde un ritardo di 87 millisecondi. Stanti questi numeri, fatte comunque salve le "difficoltà" che anche un piccolo ritardo può causare ad un organista inesperto, riteniamo che l'accorgimento adottato in questo organo, più che un "ausilio" per gli organisti, rappresenti piuttosto un "esercizio di stile" sulla cui utilità nutriamo parecchi dubbi poichè non è tanto il ritardo di per se stesso che crea problemi, bensì tutto quello che gli fa da contorno (riverbero, eco, diffrazione del suono, ecc.).
Per finire, inoltre, su questo strumento sono state installate due "utilities" per la gestione della pedaliera (accorgimenti peraltro già utilizzati in alcuni grandi organi moderni). Si tratta di due funzioni di "sezionamento" che consentono di dividere la pedaliera in due settori (programmabili a piacere) che possono azionare, a scelta, i registri di pedale oppure le corrispondenti note delle tastiere a cui la pedaliera è accoppiata e che possono essere utilizzate, con effetti molto suggestivi, anche nel caso di brani con doppio pedale.
Detto questo, possiamo dire che nel Mascioni da studio della "Cité de la Musique" di Parigi ci sono diversi ed assai interessanti aspetti di novità, molti dei quali perfezionano tecnologie organarie già collaudate mentre altri sono mediati dal campo delle tastiere elettroniche.
Sicuramente si tratta di un organo molto interessante e che ha già attratto l'attenzione di molti addetti ai lavori ma l'aspetto che vorremmo sottolineare in questa trattazione si traduce, fondamentalmente, in una domanda: a chi può servire uno strumento del genere?
Sicuramente tutte le novità tecnologiche sciorinate in questo organo non servono per uno studio "normale". Se si vuole studiare, anche ad alto livello, la letteratura organistica tradizionale bastano due tastiere, una pedaliera ed una decina di registri ben assortiti. Alcune soluzioni tecniche possono, come abbiamo già detto, aiutare nell'interpretazione di un certo tipo di repertorio contemporaneo, ma si tratta pur sempre di casi sporadici. Rimane l'arte dell'improvvisazione, in cui i Francesi sono da sempre maestri e nella quale sicuramente le caratteristiche tecniche di questo strumento offrono grandi e nuove possibilità espressive ma, appunto, sempre di un solo aspetto della musica organistica si tratta e, in ogni caso, ben difficilmente un allievo che si eserciti ad improvvisare su questo strumento riuscirà poi a trovare (se non tra molti anni) un organo su cui esibirsi in concerto che gli possa offrire tutte queste possibilità espressive. Messa così, quindi, potremmo essere indotti a pensare che Latry e Bouvard si siano fatti costruire un bel giocattolo su cui improvvisare "senza stancarsi, proprio come un bambino in un negozio di caramelle." (cit. dal sito di Mascioni).
Detto questo, però, è indubitabile che questo strumento sia un bel passo in avanti nella tecnica organaria contemporanea che, come tutti gli altri campi della tecnologia, si evolve e deve andare avanti ipotizzando -e provando- nuove strade e diverse possibilità espressive e musicali.
In conclusione, quindi, quest'organo non ci entusiasma per i diversi motivi che abbiamo già esplicato, ma merita comunque una particolare attenzione per le svariate novità che contiene e che, sicuramente, vedremo in un prossimo futuro adottate anche da altri organari. A dispetto di molti, purtroppo per loro, il Mondo (anche quello dell'organo) va -e deve andare- avanti.
Per maggiori informazioni: Organo Mascioni Parigi.